Milena Dragicevic


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Supplicant 31, 2008, oil on linen,  61 x 56,5 cm

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Supplicant 13, 2008, oil on linen, 61 x 56,5 cm

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Supplicant 88,  2008, oil on linen, 61 x 51 cm

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Supplicant 888, 2011, oil and clear gesso on linen, 61 x 51 cm

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Supplicant 66, 2007, oil on linen, 61 x 51 cm

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Supplicant 4, 2006, oil on linen, 61 x 51 cm

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Supplicant 75,   2008, oil on linen, 61 x 51 cm

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Supplicant 101,   2008, oil on linen, 61 x 51 cm

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Supplicant 408,  2009, oil on linen, 61 x 56,5 cm

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Supplicant 77,  2008, oil on linen, 61 x 51 cm

About the Artist

Although the artist has worked with variations of titles and themes in the past, Supplicants is the first series which rigorously adheres to a concept. All works – the format, at 61 x 56.5 cm or 61 x 51 cm, is also predetermined – are representations of the human head, usually of friends or acquaintances, altered with small interventions. Milena Dragicevic covers the faces with geometric shapes or changes the physiognomy. She emphasizes that these are not psychological studies of the individuals who are portrayed: “The paintings are not about the models, they are ‘stand-ins’ for something else.” The title also makes reference to this aspect: supplicant means petitioner or beadsman.

Artist Satement

“I see a lot of my work as a resurrection of sorts, not for sentimental or nostalgic reasons, but for survival reasons. There is so much building that exists in my process that the works can only be thought of as something for the future. The images I paint, the faces, the sculptures are like ‘stand-ins’ for something else. They are ‘stand-ins’ that in a way pay homage to a lost world or one that exists in a different realm. The Supplicants and the sculpture paintings are like lost artifacts or ones waiting to be discovered.”   (artnews.org)

Milena Dragicevic Interview

Current Show (2011) at Martina Janda




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  • Alessandra

    Indubbiamente la tecnica è lodevole, ho visto anche altri quadri astratti e sono molto belli. Nei supplicanti trovo invece un senso di non completezza, un po’ di sofferenza, a mio modo di sentire. I supplicanti che mi rimandano vagamente a supplicanti veramente esistenti penso si riempiano di luce per la forza della preghiera e come dei fari possano venire in noi e noi in loro. Nella loro luce, con loro vicini, vediamo deformare il nostro volto, perchè in pochi istanti scorre tutta la nostra vita e forse le passate e le future e quello che si muove di più nel volto e si vede di più è la bocca, dalla nascita alla morte, mangiamo, cantiamo, vomitiamo, usiamo la lingua, sporchiamo, parliamo etc. Poi abbiamo mille pulsioni dalle più istintuali alle più elevate e facciamo su e giù di correnti e di sensi finchè non ci liberiamo. Poi ci accorgiamo che ci sono esseri vicini e non (basta anche guardarli in tv) che nella notte delle nostre meditazioni ci tirano giù, mentre i supplicanti ci tengono. La sofferenza, l’alterazione, dunque è il nostro attuale non completamento, non siamo ancora totalmente liberati, ma perchè non mettere il nostro volto e mettere il loro volto? Se la gente pensa perfino che il quadro richiami la chirurgia estetica, non è possibile che molti fraintendano la bellezza dei supplicanti ed il loro ruolo elevante? Il volto col becco non mi piace e fa torto al supplicante, mentre basta aver voluto bene ad un canarino per vedere un becco nelle nostre visioni surreali “accompagnate” da chi prega per noi. Ho espresso il mio pensiero, ho fatto una piccola critica ma vorrei essere incoraggiante. Grazie per tutti gli sforzi di ricerca interiore. Alessandra Locatelli

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